IMAM Ro.51


Per il concorso relativo al caccia intercettore terrestre, indetto nel 36, partecipò anche l’I.M.A.M. di Napoli con un suo progetto: il Ro.51. Come fattore base era il motore Fiat stellare A.74 RC.38 da 840hp. Con questa premessa l’ing. Giovanni Galasso progettò un velivolo da caccia monoplano ad ala bassa con fusoliera basata su una struttura tubolare ( in acciaio al cr-mb ) saldata con rivestimento in lamierino di lega leggera. L’ala, invece, risultava di costruzione lignea, basata su un monolongherone con soletta, centinatura e copertura in compensato. L’abitacolo era chiuso da una capottina scorrevole verso il retro. L’armamento era quello previso nel bando del concorso: 2 mitragliatrici Breda-Safat da 12,7mm.. Con contratto N°899 del 29/05/37 per un importo di £.800.000, approvato con decreto N°704 del 23/06, venivano ordinati 2 esemplari a cui vennero imposte le Matricole Militari 338 e 339. Il primo esemplare, MM.338, vedeva la luce dotato di un carrello triciclo fisso. La deriva verticale risultava con una superficie ridotta. Il I° volo venne effettuato nel 37 sul campo della fabbrica a Napoli-Capodichino con ai comandi il collaudatore Nicolò Lana e, successivamente, trasferito a Guidonia per il collaudo, che avvenne il 06/07/38. Durante i voli l’esemplare presentò subito il fenomeno di autorotazione, specialmente durante i voli di collaudo nelle mani sia di Remondino che di Mantelli. Si dovette registrare anche che l’ala, causa la sua costruzione lignea, presentò svergolamenti, dovuti al parcheggio dell’aereo all’aperto. Per qusti fattori il velivolo venne fatto rientrare presso la ditta. Fu pertanto riprogettata l’ala, con diversa pianta alare, e, cosa più importante, il carrello divenne retrattile verso il retro, finendo semiannegato nell’ala stessa; contemporaneamente venne ingrandita e modificata la deriva verticale. Dopo tali modifiche il velivolo venne restituito al Centro Sperimentale, ove vennero riscontrati notevoli miglioramenti nel volo, pur mantenendo, anche se ridotti, quei fenomeni di autorotazione. Parallelamente venne impostato anche il II° prototipo, la MM.339, sulle nuove basi tracciate dal I°, che effettuava il suo I° volo sempre a Capodichino nelle mani del collaudatore Aldo Ligabò. Successivamente venne collaudato militarmente in data 20/12/38. Su questo velivolo l’IMAM effettuò la trasformazione in idrovolante, dotandolo di uno scarpone centrale ( come in uso per altri idro prodotti ) e due galleggianti subalari. I collaudi furono effettuati presso il Centro Sperimentale di Vigna di Valle, ma, durante una prova, durante il flottaggio un galleggiante esterno si immergeva troppo, provocando l’inabissamento dell’intero velivolo, e di conseguenza la perdita totale dello stesso. La conclusione, pertanto, di tutto il progetto fu il suo abbandono. Per quanto concerne la MM.338 non si hanno notizie sulla sua fine.

Giorgio Dorati( G.M.S. )

Documentazione: Apostolo – Brotzu – Caso - Cosolo – Arena – Thompson – Curami – Gambarini.

Le foto allegate riguardano:
1), e 2) Il prototipo originale, MM.338, con il carrello fisso ripreso a Capodichino:
   

3), e 4) Lo stesso prototipo modificato con l’ala riprogettata ed il carrello retrattile: