KYUSHU J7W1 SHINDEN


Nel 43 la Marina Imperiale giapponese prese in considerazione di dotare i propri reparti da caccia di un velivolo, anche non convenzionale, per contrastare le forze aeree da bombardamento americane. Il responsabile, Cap. Masaoki Tsuruno, della Direzione Tecnica elaborò un aereo dalle caratteristiche rivoluzionarie per quei tqmpi: un agile caccia dalla configurazione canard, mosso da un motore a turbogetto. Questa soluzione permetteva una maneggevolezza superiore a qualsiasi velivolo esistente ed il motore, ormai reso affidabile da quanto risultava già sperimentato dai tedeschi, l’avrebbe reso irraggiungibile alla caccia nemica. Pertanto si provvide ad assegnare il suo sviluppo al Dai-Ichi Kaigun Koku Gijitsusho ( ovvero al 1° arsenale tecnico aeronavale ), affinché attraverso la realizzazione di banchi prova volanti, sviluppasse le conoscenze mancanti in modo da poter concretizzare ed accertare la bontà del progetto stesso. Da questo si passò alla progettazione di un aliante che rappresentasse, in scala, il velivolo, e che prese la sigla di MXY6. Vennero ordinati dalla marina 3 esemplari alla Chigasaki Seizo K.K., che li realizzò con una struttura interamente in legno, e con l’ala avente già una piccola angolazione positiva ed alette canard posizionate sul musetto. Le prime prove avvennero nel tardo autunno del 43. Il passo successivo fu quello di dotare un esemplare di un motore a 4 cilindri raffreddato ad aria ( Ha-20, Sei 11 ) da 22hp., posizionato nella parte posteriore della fusoliera, per meglio analizzare le reazioni dell’aereo. Le risultanze portate dalle prove effettuate furono largamente positive, per cui la marina decise di concludere il progetto, facendolo rientrare nella tipologia Otsu ( tipo B ) relativa ad un caccia intercettore e nelle specifiche 18-Shi ( anno 43 ). La realizzazione venne affidata alla Kyushu Hikoki K.K. con sede a Zasshonokuma ( nell’isola di Kyushu ), ditta costituita nel 43 ereditando la preesistente Watanabe K.K., e specializzata essenzialmente nella realizzazione di parti di aereo per altri, o di addestratori ( K9W, K10W e K11W ) ed antisommergibili ( Q1W ). Al progetto venne pertanto assegnata la sigla J7W1 ed il nominativo di Shinden ( splendido lampo ). La struttura prevedeva una costruzione interamente metallica, compreso la copertura, con: la fusoliera a sezione cilindrica; l’ala bassa avente diedro positivo, con freccia d’entrata di 21° e d’uscita di 7°, con 2 derive verticali direzionali posizionate direttamente sulle semiali; l’abitacolo, corazzato, posizionato appena prima del bordo alare d’entrata; carrello triciclo anteriore retrattile dalla carreggiata larga; armamento, concentrato nel muso, basato su 4 cannoni Tipo 5 da 30mm.; e 2 punti di attacco subalari per carichi di caduta o serbatoi ausiliari. Da segnalare che era stata definita una tecnica costruttiva che faceva largo uso di parti stampate con presse idrauliche, in modo da ridurre i tempi di produzione e relativi costi. La parte dolente era costituita dal motore. Il previsto turboreattore assiale Ne-130 da 900kg. spinta, che la ditta costruttrice ( la Mitsubishi ) aveva difficoltà a realizzare in quanto impegnata e pressata in una vasta molteplicità di realizzazioni, e contemporaneamente le direttive che davano la massima precedenza alla versione Ne-20, destinato ad equipaggiare le Ohka modello 43. Per accelerare il progetto venne deciso di istallare al centro della fusoliera, in posizione vicina alla cabina in modo da equilibrare l’aereo, un motore Mitsubishi MK9D ( o Ha-43/12 ) radiale a doppia stella a 18 cilindri da 2.130hp., spingente un’elica formata da 6 pale metalliche del diametro di 3,40mt., collegata al motore tramite un lungo e massiccio raccordo. La soluzione del turbopropulsore venne rinviata ad una successiva versione, la J7W2 Shinden Kai ( migliorato ). La costruzione del prototipo ebbe inizio nel 06/44 e venne completato in 10 mesi. Vennero aggiunte alla base delle 2 derive verticali delle piccole ruote, aventi il compito di evitare che durante le operazioni di decollo/atterraggio le punte delle pale dell’elica toccassero il terreno.
Le prestazioni risultarono interessanti con una velocità massima di 750km/h a 8.700mt., velocità di crociera di oltre 420km/h a 4.000mt., tangenza 12.000mt., e raggio d’azione di oltre 850km.
La realtà della situazione, causa i continui bombardamenti americani sul territorio giapponese con massicce ondate di B-29, costrinse la marina ad accelerare il progetto, ordinando contemporaneamente 30 esemplari alla stessa Kyushu e 120 alla Nakajima ( da realizzarsi nel suo stabilimento di Handa ) su base mensile, per un totale di 1.086 esemplari con consegne previste a partire dal 04/46. Ma il crollo del Giappone pose fine al progetto. Pertanto solo 2 esemplari vennero realizzati, con il primo che effettuò complessivamente 3 voli di prova ( il 1° avvenne il 03/08/45 sulla base di Fukuota con ai comandi lo stesso cap. Tsuruno ), nei quali emersero sia difficoltà di raffreddamento del motore che notevoli vibrazioni alle cellula indotte in prevalenza dal raccordo tra elica e motore. Venne presa anche in considerazione la sostituzione del motore con il più potente Nakajima Homare da 2.200hp.
Da segnalare che i 2 esemplari vennero poi requisiti dagli americani, con il 1° che ora fa parte della raccolta del National Air Museum di Washington ed il 2° utilizzato per le ispezioni da parte dei tecnici.

Documentazione: Francillon - Evangelisti – Burin-Do

Le fotografie si riferiscono a: 1) Il motoaliante MXY6; 2), 3), 4) e 5) Viste del prototipo ripreso sul campo di Fukuota. Da segnalare l’altezza del velivolo da terra;
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6) Vista dell’elica esapale; 7) Vista del muso e delle alette canard; 8) Particolare del vano carrello anteriore; 9) Particolare delle deriva verticale;
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10) Vista del motore Mitsubishi MK9D; 11) Vista della cabina e della presa aria laterale;
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12) Cruscotto; 13 e 14) Viste interne dell’abitacolo;
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15), 16), 17), 18), 19) e 20) Viste del prototipo in costruzione nello stabilimento Kyushu di Zasshonokuma;
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21) Vista posteriore del 2° prototipo. Da notare le dimensioni della flangia del raccordo tra motore ed elica 22) Disegno con mimetica del velivolo;
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23 23) Profilo fusoliera del J7W2.

Giorgio Dorati ( G.M.S. )